PAT PARELLI
Pat è nato nella California Bay Area, ossessionato dai cavalli fin da bambino; quando Pat aveva appena 13 anni, un uomo di cavalli di nome Freddie Ferrera che faceva la guida forestale a Livermore ne notò il talento con i cavalli e lo prese sotto la sua ala. Per anni, durante l’estate, gli dava preziose lezioni su come essere più “naturale” con i cavalli, i cani, il bestiame e con la natura in generale.
La carriera equestre di Pat iniziò semplicemente con lui che, a nove anni di età, lavorava nelle scuderie vicine: ovunque ci fossero cavalli Pat era lì, aiutando con entusiasmo in ogni modo, con le orecchie aperte per carpire ogni singola informazione possibile. Iniziò presto a farsi le sue idee sull’allevamento dei puledri e l’addestramento dei cavalli.. cosa abbastanza inusuale per un ragazzo così giovane.
A 17 anni Pat si lanciò nel rodeo, in particolar modo nel bareback (a pelo), per il quale aveva un talento naturale, e nel quale vinse nel 1972 il Bareback Rookie of the Year con solo il 4% di cadute, anche grazie al suo allenatore, il pluricampione John Hawkins.
Successivamente, vedendo molti atleti del rodeo cercarsi una nuova professione, Pat decise di trovare un modo per vivere oltre ai rodei; una carriera come addestratore pareva la logica conclusione, e si mise in proprio iniziando a scozzonare puledri.
Ma, come molti addestratori prima di lui, si ritrovò ben presto nel solito schema della frustrazione, sia finanziaria che equestre, al punto di trovarsi quasi a lasciare l’horse business: trattare i cavalli come oggetti inanimati non era assolutamente quello che lui aveva sempre voluto.
Poi avvennero tre eventi che cambiarono significativamente la sua vita:
* Incontrò l’australiano Tony Ernst, che non era solo uno studente di equitazione ma anche un discepolo del Kung Fu e un musicista magistrale;
* Iniziò a lavorare sotto la tutela di Troy Henry, un grande horseman di Clovis (California), che era specializzato nell’addestrare sia i cavalli che i cavalieri per le gare usando la comunicazione e la psicologia;
* Iniziò a interessarsi ai muli e ad addestrarli a competere come i cavalli.
Grazie a Tony Ernst, Pat sviluppò le proprie potenzialità “interiori” e apprese dal Kung Fu i principi della disciplina, del controllo mentale e corporeo.
Troy Henry dischiuse davanti a Pat un mondo completamente nuovo, aiutandolo a comprendere i processi mentali ed emotivi del cavallo come animale predato, le vere dinamiche dell’horsemanship e di come esse si applicavano ai cavalli sportivi.
I muli insegnarono a Pat l’importanza della psicologia “del contrario”, dei principi di sicurezza e comodità come unici e veri incentivi per gli animali predati, a sviluppare più savvy su come portare questi animali a voler fare veramente.. e gli insegnarono anche la pazienza! Nel 1980, Pat fondò l’Associazione Americana Muli.
Da studente appassionato di cavalli e horsemanship, Pat iniziò a sviluppare un proprio stile di insegnamento e a espandere questi principi; iniziò anche ad addestrare e portare in gara cavalli da cow horse, ed ebbe successo in competizioni di reining e cutting sia con cavalli che con muli.
Una delle più grandi frustrazioni di Pat riguardanti l’addestramento dei cavalli nasceva dal restituirli ai proprietari: se il cavaliere non aveva abbastanza savvy, il cavallo regrediva rapidamente. Dopo aver a lungo cercato delle risposte, decise finalmente che non avrebbe continuato ad addestrare cavalli per sopperire alla mancanza di comprensione e di abilità dei loro proprietari, ma piuttosto avrebbe cercato un modo per aiutare le persone ad avere più savvy con i cavalli.
Scoprì presto di avere un talento naturale nel trovare le parole giuste per spiegare ciò che sapeva dei cavalli; così rivolse sempre di più la propria attenzione ad aiutare le persone invece che ad addestrare cavalli. Iniziò a dare “lezioni” ma non aveva idea che un giorno sarebbe riuscito ad aiutare le persone su una scala molto più vasta.
Nel 1983, durante una dimostrazione bridleless al California Livestock Symposium, Pat incontrò tre persone che divennero i maggiori contribuenti alla sua conoscenza: Tom Dorrance, Ray Hunt e Ronnie Willis. Pat ospitò diversi clinic di Ray Hunt e passò diverso tempo sia con Dorrance che con Willis, tutti maestri che in un modo o nell’altro divennero suoi mentori.
Un paio di anni dopo, il Dr.R.M.Miller - uno dei maggiori studiosi di comportamento equino al mondo - osservò una sua dimostrazione e capì velocemente che i concetti di Pat sul come influenzare la mente del cavallo e sull’imprinting del puledro erano fortemente allineati con la sua stessa filosofia; inoltre predisse che, all’età di 40 anni, Pat sarebbe diventato uno dei più grandi horseman e insegnanti che il mondo avesse mai conosciuto.
LINDA PARELLI
“Molte persone sono curiose di sapere come ha fatto un’amazzone di dressage a finire a studiare con Pat Parelli.
Se non avessi posseduto un cavallo che mi ha fatto “toccare il fondo”, probabilmente non mi sarei mai rivolta a lui per avere consigli; ma è andata proprio così, con me che ho combattuto per due anni con un PSI di cui tutti mi dicevano “vendilo a un UOMO” o “ficcagli una pallottola in testa”. Ho provato di tutto per riuscire a controllarlo: chambon, martingale, redini di ritorno, chiudibocca, morsi di tutti i tipi.. ma questo cavallo si imbizzarriva nonostante tutto, prendeva la mano, si impennava, scappava.. immagino che abbiate chiara la situazione. Montarlo era diventato pericoloso e frustrante.
Quando vidi un video di Pat che montava senza briglie, pensai che quel cowboy era la mia ultima speranza; andai a un suo clinic con in mano una lista di problemi.. ma non l’ho mai mostrata a Pat, perché nei primi cinque minuti che ero lì imparai che i cavalli sono animali predati che vivono soprattutto grazie ai loro istinti e quando si sentono minacciati, intrappolati o in pericolo possono fare qualsiasi cosa per scappare. Il mio cavallo non era “cattivo”: semplicemente seguiva il proprio istinto! Quel corso cambiò tutto fra me e il mio cavallo.
Attualmente posso montarlo senza una sella o una briglia.. mentre prima non si fermava neanche con 200$ di attrezzi addosso.
Spesso mi viene chiesto perché non gareggio più. La risposta è: perché adesso per me non è più importante. Preferisco conquistare il cuore del mio cavallo piuttosto che un trofeo, e mantenermi focalizzata soltanto sullo sviluppo del mio savvy. Mi sto divertendo come non mai, e riesco a fare più cose con i cavalli ora di quante prima pensavo fosse possibile, e voglio condividere questo con gli altri. Vorrei anche che le persone sapessero che non ci vuole talento, né coraggio, né anni di tempo per arrivare a questo punto: ci vogliono cuore, desiderio e l’accesso a un insegnante fenomenale, che sia disponibile a condividere tutto quello che sa in modo semplice, passo dopo passo, per portarvi al livello a cui si vuole arrivare.
.. per avere cavalli felici e cavalieri felici!” (Linda Parelli)